Paul Klee,Unterdrückte kinder 1930

15 Giugno 2018 ore 21.00

          Paul Klee,Unterdrückte kinder 1930

       TRE EPISODI  

                           Regia

Patrizia Camilli

Direttore della Piccola Orchestra Teresa Gullace

M◦ PAOLO DAMIANI

Con: Martina Bottoni, Maristella Cianchini, Daniele Corvari, Marco Cotugno, Francesco Ferracuti, Nicola Loffredo, Alfonso Maiorca,Giacomo Marone, Federico Molfetta, Beatrice Montacchiesi, Mariasole Nespoli, Eva Nizi,  Matteo Pepe,Valerio Pisanu,Valerio Tremarelli,Giulio Borrelli, Camilla Piselli, Nicole Vanni, Claudio Bonesi, Giorgio Civelli, Emanuele Contente, Sara Ferrigno,Vittorio Graziano, Iovieno Emanuele, Simone Manzottu, Giulia Masella, Martina Melelli,  Gaia Molfetta, Martina Nardone, Lorenzo Palma, Simona Scippa, Daniela Tanasiev,Tommaso Vecchioni.

Collaborazione tecnica: prof.ssa Laura De Fulgentiis

Luci, video a cura di P. Camilli

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La nostra esperienza nell’Urlo di Teresa

Il nostro lavoro nell’Urlo di Teresa, il giornalino della scuola che è tornato a vivere dopo un lungo periodo di pausa, comincia proprio tre anni fa, quando viene rilanciato il progetto di restaurare la redazione di un giornale fatto dai ragazzi per i ragazzi.
La proposta viene avanzata durante la settimana dello studente dell’anno scolastico 2015-2016 da Marco Bucci, un ex studente del liceo desideroso di poter nuovamente far parte della redazione, stavolta come caporedattore. All’inizio siamo in pochi, soprattutto durante il primo anno del progetto, il più faticoso ed impegnativo, ma poi, col passare del tempo, altri ragazzi, incuriositi o anche semplicemente attirati dalla possibilità alternativa di impegno nell’alternanza scuola-lavoro, si avvicinano a quest’esperienza. C’è chi ha provato ed è andato via, e c’è chi è rimasto. Ma comunque si è provato qualcosa di nuovo, di diverso.

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“IL PARTIGIANO JOHNNY”

Il film “Il partigiano Johnny”, tratto dall’omonimo romanzo di Beppe Fenoglio e diretto dal regista Guido Chiesa, fa la sua comparsa sul grande schermo nel 2000. I ruoli principali sono interpretati da Stefano Dionisi (Johnny), Claudio Amendola (Comandante Nord), Alberto Gimignani (Comandante Biondo), Andrea Prodan (Pierre) e Fabrizio Gifuni (Ettore).

Il film è ambientato nel settembre del 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, ad Alba: luogo nel quale il protagonista si rifugia dopo aver  disertato l’esercito a Roma. A seguito della morte di un caro amico, decide di prendere parte alla resistenza unendosi ad un gruppo di partigiani comunisti, i “Rossi” guidati da Biondo, per poi aggregarsi alla formazione degli “azzurri” comandati da Nord, in seguito alla disgregazione dei “Rossi”, e l’incontro del suo vecchio amico Ettore, in seguito condannato a morte, nell’ inverno del 1944.

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UN LABORATORIO DI FILOSOFIA AL GULLACE

Che cos’è, o che cosa vorrebbe essere, un laboratorio di filosofia?

Innanzitutto un luogo da dedicare alla riflessione e al pensiero in un modo “disinteressato”, ovvero non legato alla valutazione, al voto, al profitto, ma solo orientato alla conoscenza di sé e del mondo attraverso le parole e i concetti della filosofia.

Dove provare a sviluppare l’attitudine a ragionare criticamente sulle grandi questioni di senso e di valore.

Dove trovare un’occasione di dialogo e di confronto in cui dare libera espressione ai propri dubbi.

Dove cercare di affrontare la responsabilità di pensare in proprio, di usare autonomamente la propria intelligenza, di organizzare con pertinenza e coerenza le proprie idee, di esprimerle con efficacia attraverso la scrittura. La scrittura come strumento di chiarificazione di sé, di ciò che si apprende a scuola, di consapevolezza della propria visione del mondo o del proprio tentativo di comprenderlo e darvi senso.

Dove, infine, cercare di elaborare una visione unitaria della cultura, in costante dialogo e contatto con tutte le discipline studiate a scuola (e non solo), come è nella natura stessa della filosofia.

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I PARADOSSI DI MARCUSE. UNA CRITICA CONTEMPORANEA.

Prenderò in esame in questo articolo alcuni rilievi sollevati da uno studioso e ricercatore italiano, Marco Solinas, nei confronti del pensiero di Marcuse, in un suo scritto recente: Sui paradossi della critica esterna. Marcuse, i bisogni indotti e i desideri di massa.

In particolare, Solinas prende dapprima in esame la critica del filosofo ai bisogni indotti dall’apparato tecnologico “totalitario”, e in secondo luogo la presunta prosperità (o “pacificazione”) di cui godrebbero le masse lavoratrici dell’occidente, condizione che ne avrebbe neutralizzato il potenziale di cambiamento.

I.

  • La critica di Marcuse ai “falsi bisogni” indotti dalla società industriale avanzata per perpetuare una condizione di dominio e di repressione investe anche il soddisfacimento di bisogni avvertiti come piacevoli, e quindi sentiti dalle masse come fonte di felicità. I bisogni prodotti dalla società dei consumi (il “bisogno” di acquistare nuove merci), in quanto tendono a perpetuare tale forma di organizzazione sociale vengono da lui considerati come “falsi”, indipendentemente dal grado di soddisfazione che ne deriva.

Si viene pertanto a creare una dicotomia tra il filosofo e le masse: egli assume un punto di vista “esterno”, che saprebbe identificare i loro veri bisogni, finendo per adottare un atteggiamento paternalistico (solo il filosofo sa qual è il vero bene degli individui, che essi dovrebbero perseguire loro malgrado).

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STORIA DELLA MEMORIA POPOLARE (17 Aprile 1944) UNA PREMESSA NECESSARIA

Il termine tedesco “LAGER”, viene generalmente tradotto nella nostra lingua come
“campo di concentramento” e con questo generico significato, viene identificato tutto il sistema concentrazionario nazista e inteso unicamente da noi italiani come “campo di sterminio”.
Le deportazioni iniziarono durante il “Terzo Reich” a partire dall’8 settembre 1943.
La situazione fu aggravata dalla caduta del fascismo e dal repentino cambio di alleanze da parte del
“Regno d’Italia”causando la massiccia invasione tedesca del territorio italiano e la cattura degli appartenenti alle nostre “Forze Armate”, allo scopo di destinarli al lavoro “coatto” (forzato) nell’economia del Terzo Reich.
A questi prigionieri di guerra fu imposta la definizione di “Internati Italiani” (I.M.I.) e successivamente affiancati (tramite rastrellamenti casuali in Italia), tutti quei civili che venivano ritenuti necessari al lavoro coatto.
La vicenda del Quadraro deve essere pertanto inserita ( al di là delle motivazioni della resistenza attiva e passiva nella città di Roma) nel più ampio contesto di reperimento di “manodopera” nei territori occupati, indispensabile alla manutenzione e alla prosecuzione delle lavorazioni delle industrie tedesche.
I rastrellati del Quadraro trasferiti durante il Terzo Reich furono utilizzati per la produzione economica e industriale, ricevendo in tal modo “migliori” condizioni di trattamento per poi successivamente, dopo circa dodici mesi di detenzione, essere riportati alle loro famiglie.

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