L’Estelada, il sogno catalano

Per gli indipendentisti catalano l’Estelada rappresenta il credo e la speranza che augurano alla propria nazione, alla Catalogna. L’Estelada rappresenta con le 4 bande rosse adagiate su un campo dorato, la bandiera del regno d’Aragona, in aggiunta gli indipendentisti hanno voluto inserire un triangolo blu rappresentante l’umanità. La stella bianca a 5 punte, all’interno, è la popolazione catalana. Ormai questa bandiera campeggia in molte strade di Barcellona e non solo, dà fiducia e fa ben sperare in un futuro per gli indipendentisti.

La Catalogna ha avuto una storia travagliata: sopraffazioni e sottomissioni da parte di altri popoli, tra questi gli arabi e i carolingi, con questi ultimi cominciò a formarsi una cultura catalana con la capitale Barcellona. La Catalogna acquista maggiore importanza sul piano politico e culturale in Europa sotto il regno di Aragona, Barcellona offriva un importante sbocco sul mar Mediterraneo. Con la formazione del regno di Spagna e con l’unificazione al regno di Castiglia, Madrid diviene il centro culturale e amministrativo. L’imposizione del castigliano come lingua ufficiale rende sempre più marginale la Catalogna. Nonostante ciò la Catalogna col passare degli anni cercherà di riottenere rilevanza ma senza successo, crescerà così il malcontento.

In Catalogna, che nel frattempo è divenuta una delle aree più ricche del Paese, grazie anche alla propria turistica, non si è sviluppato un movimento armato forte e duraturo come l’Eta nei vicini Paesi Baschi, con cui l’area condivide molte rivendicazioni, ma l’anelito indipendentista non si è mai sopito, nemmeno con il ritorno della democrazia e con i due statuti successivi alla morte di Franco, nel 1978 e 2006, che hanno consolidato la diversità, anche istituzionale, della regione. Che, assieme ai Paesi Baschi, è quella che gode di più libertà, tra cui una propria polizia.

Continua a leggere

L’Ecuador si solleva

Lo scorso 3 Ottobre migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per manifestare contro Lenin Moreno, presidente del paese dal 2017. Quest’ultimo, infatti, l’altr’anno ha sancito un accordo per un prestito da 4,2 miliardi di dollari con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) con lo scopo di rilanciare l’economia del paese. Ciò ha comportato la revoca dei sussidi per il carburante, in vigore da quarant’anni, che farebbe risparmiare allo Stato circa 1,3 miliardi di dollari l’anno, ma che ha già provocato l’aumento dei prezzi di benzina e diesel.

A causa del malcontento popolare il presidente è stato costretto a dischiarare di sperare nel dialogo per porre fine alla protesta ed a promettere misure per compensare gli aumenti dei prezzi, tra cui benefici sociali extra per i poveri e crediti per gli agricoltori. Nonostante ciò i Sindacati e le Federazioni indigene hanno promesso che scioperi e manifestazioni non si sarebbero fermati fino a quando il governo non avesse abrogato il decreto che elimina i sussidi per il carburante.

Continua a leggere

Il Kurdistan: uno stato utopico?

Dopo la fine della Prima guerra mondiale, con la stipula dell’accordo franco-britannico “Sykes-Picot”, le province dell’impero ottomano vennero spartite a tavolino tra gli stati di Francia e Gran Bretagna.

Questo accordo prevedeva l’assegnazione di un territorio al popolo curdo, i cui confini erano da stabilirsi. A seguito del Trattato di Losanna ogni concessione alla minoranza curda venne cancellata e la popolazione si è ritrovata divisa tra Iran, Iraq, Siria e Turchia.

Questi confini imposti dall’esterno non sono risultati soddisfacenti per i bisogni della popolazione e hanno portato a sanguinose guerre etniche in quanto i curdi hanno continuato a mantenere un forte senso di identità nazionale.

Più di ogni altra cosa essi vorrebbero vedere finalmente riconosciuto il loro diritto ad una vita libera e ad una forma di autogoverno democratico, sulla terra che dovrebbe spettare loro.

Continua a leggere

La rivolta Gialla

Il nome “Gilet Gialli” è sulla testata di molti giornali francesi da più di un anno, questo movimento partendo dal basso è riuscito ad arrivare allo stesso Macron. La protesta è nata sui social per contestare l’aumento del prezzo del carburante, i cittadini sono scesi per la prima volta in piazza il 17 novembre 2018 indossando il giubbotto giallo, generalmente utilizzato in caso d’incidente d’auto, per rivendicare considerazione da parte del governo. Il movimento è nato dall’azione di una donna fino a poco tempo prima sconosciuta, Jacline Mouraud, quando ha postato sul suo profilo un video intervista a Macron che ha riscosso un gran successo. Jacline nell’intervista ha chiesto a Macron quando il prezzo della benzina avrebbe smesso di crescere. È stata la miccia! I Gilet Gialli non hanno contrastato solo le imposte sempre più alte sulla benzina, ma in generale l’alto costo della vita.

Continua a leggere

Ombrelli a ciel sereno

Con riferimenti a “Joker” e “Casa De Papel”

Hong Kong è una città del Sud-Est della Cina entrata a far parte di quest’ultima nel 1997, precedentemente apparteneva all’Inghilterra. Seppur ora la città è sotto la bandiera della Repubblica Popolare Cinese, essa mantiene in parte l’autonomia. Fin da quell’anno la Legge fondamentale di Hong Kong si basa sulla legge inglese e quindi, in generale, Hong Kong gode di un alto livello di libertà civili. Il governo di Hong Kong rispetta, in generale, i diritti umani dei cittadini, anche se rimangono aperte alcune questioni fondamentali. Vi sono però preoccupazioni per quanto riguarda la libertà di riunione che è stata limitata da un’ordinanza pubblica. La polizia è stata talvolta accusata di usare la mano pesante nei confronti dei manifestanti. Per quanto riguarda il diritto alla privacy, una certa sorveglianza rimane la principale preoccupazione. Vi è una mancanza di protezione per gli omosessuali, a causa della mancanza di una legge contro la discriminazione sull’orientamento sessuale, anche se al momento non vi sono leggi che criminalizzano l’omosessualità di per sé. Vi sono anche critiche riguardo a una mancanza di tutela per i diritti dei lavoratori. La censura di Internet a Hong Kong opera sotto diversi principi e regole della Cina continentale. L’accesso ad Internet in Cina è garantito solo mediante un’analisi identificativa del viso ciò annulla totalmente l’anonimato.

Continua a leggere

Libano in rivolta: situazione e moventi

Rivolta pacifica a Beirut per la tassa di WhatsApp

È ormai da metà ottobre che in Libano non si fermano le proteste e le manifestazioni della popolazione contro il governo. Svariate sono le ragioni, tra cui il tentativo di aumentare alcune tasse e anche l’inserimento di nuove come la tassa di 20 centesimi per ogni chiamata internet, comprese le chiamate via Whatsapp (tassa fortunatamente poi annullata). Anche l’assenza di un governo e di un primo ministro contribuiscono all’intensificazione di queste proteste: infatti dopo le varie pressioni da parte della popolazione, il 29 ottobre il primo ministro Saad-al-Harir ha annunciato le sue dimissioni e da allora il paese è senza un governo stabile. Attualmente proprio per la mancanza di un governo sono state bloccate dai manifestanti alcune riunioni del parlamento poichè ritenute anticostituzionali. Il primo ministro non si è però ritirato definitivamente dalla vita politica e ha annunciato la volontà di ritornare primo ministro a condizione di poter creare un governo tecnico formato da specialisti in grado di risolvere i problemi economici del Libano.

Continua a leggere

L’Urlo di Teresa riparte per una nuova stagione d’informazione

Riparte la nuova stagione di approfondimenti, inchieste, ricerche, informazioni e riflessioni de L’Urlo di Teresa. Il giornale del Liceo Gullace.

La prima riunione della redazione 2019/2020 è entrata subito nel vivo della discussione rispetto alla scelta del tema che sarà affrontato, sotto diversi punti di vista, nel prossimo numero del giornale. È apparso come un vero e proprio bisogno dei ragazzi e delle ragazze approfondire e indagare i numerosi conflitti scoppiati recentemente in tutto il mondo per la difesa della democrazia e della libertà.

Si partirà dalle scioccanti immagini dei bombardamenti in Rojava operati dell’esercito turco nei confronti della popolazione curda per ripercorrere la storia e il dramma di un popolo senza stato che conta oltre 40 milioni di persone divisi fra Iraq, Turchia e Siria. Sarà approfondita anche la questione del confederalismo democratico, programma politico sviluppato da Abdullah Ocalan, leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, sulle basi del municipalismo libertario e dell’ecologia sociale.

Dalla Siria ci sposteremo in Catalogna, dove lo sciopero generale indetto nella regione per contrastare le condanne dei leader dell’indipendenza, ha raggiunto numeri impressionanti con tre cortei in marcia per tre giorni consecutivi dalle maggiori città della Catalogna in direzione di Barcellona. In questo caso si approfondirà il senso e le potenzialità della disobbedienza civile, praticata dai cittadini catalani.

Continua a leggere