Addio caro Mario!

Ieri 4 giugno 2019 ci ha lasciati uno degli ultimi figli di Teresa Gullace Talotta.

Teresa venne barbaramente uccisa dai tedeschi il 3 marzo 1944 mentre tentava di parlare con il marito prigioniero nel carcere di viale Giulio Cesare.

Gli studenti, i docenti e tutto il personale della nostra scuola si commuovono al suo ricordo.

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Codice 34A

“Non è facile riuscire a trovare e imbrigliare quel buco”

(S. Hawking)

Il 10 Aprile 2019 un gruppo di ricerca dell’Event Horizon Telescope (EHT), ha svelato la prima prova visiva diretta mai ottenuta di un buco nero. Dall’osservazione di questa foto nasce il racconto pubblicato in queste pagine, preceduto da una breve presentazione.

 Il racconto Codice 34 A

L’allarme 34 A risuona in un pianeta che per una volta non è il nostro, per una volta non siamo noi a dover affrontare un problema improvviso che mette a repentaglio la sicurezza di una civiltà a noi ignota. Una svolta che rompe gli equilibri della vita sul piccolo e monotono pianeta di Arvan, in fondo non molto diverso dal nostro. Molto simile è infatti la reazione che hanno gli abitanti di Arvan alla notizia che gli umani hanno intuito che ci possano essere altre forme di vita nel grande Universo. Anche se con la pelle fucsia, i capelli verdi e le loro innovazioni tecnologiche gli arvaniani sembrano alquanto sorpresi dalla diversità del nostro aspetto fisico e dalle nostre abitudini. Si potrebbero quindi elencare numerose differenze tra noi e loro, ma c’è sempre una cosa che accomuna tutti: la paura dell’ignoto. Beh, adesso sta a voi scoprire chi vincerà questa grande  battaglia per il dominio dell’Universo.

Virginia Villanacci e Mariarosa Napoleoni I D

 Codice 34 A

L’allarme lampeggia rosso dalla torre di controllo. Il suono assillante interrompe la tranquillità che regnava nella città allarmando tutti i suoi abitanti. Una voce riecheggia dagli speaker sparsi nelle case: “Tutti si radunino alla torre di controllo. Non è un’esercitazione. Tutti i Cercatori all’ufficio del sovrano. Ripeto non è un’esercitazione”. E mentre si udiva questo in tutta la regione, mi preparo a raggiungere l’ufficio del sovrano; il lavoro da Cercatore non è difficile, lo si è dalla nascita, ma quando un allarme del genere 34 A suona non si sa mai cosa si ritrova nell’ufficio del sovrano. Corro per le strade incontrando arvaniani che fuggono in preda al panico.

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Enrico Mattei: un benefattore per l’Italia e per i paesi produttori di petrolio

Nell’articolo riguardo le trivellazioni nell’Adriatico è stato accennata la relativamente recente innovazione del metano rispetto al  petrolio, che ha portato enormi benefici a livello ambientale: l’ideatore di questa rivoluzione è Enrico Mattei, il quale ha intuito il potenziale del metano e ha deciso di vendere quella grande parte di metano che produceva, tramite le trivellazioni, alle centrali elettriche italiane anziché bruciarlo. Il positivo effetto ambientale che è stato ricavato era però secondario per Mattei, più interessato ai benefici economici per l’Italia, tra cui la riduzione dei costi per la produzione dell’energia e una compravendita di materie prime all’interno dell’Italia e quindi basati sulla lira (evitando così lo scambio internazionale che era svantaggioso per l’evidente debolezza della valuta rispetto al dollaro) Gli obbiettivi di Mattei erano quello di creare un’indipendenza economica italiana e quello di eliminare il pregiudizio riguardo la pigrizia degli italiani. Per queste ragioni infatti l’intervento di Mattei era concentrato al sud dell’Italia: le regioni del nord avevano una predominanza economica e usavano quelle regioni per avere manodopera a basso costo e  vi era anche un’assenza di attrezzature e tecnologie adeguate per lo sfruttamento del sottosuolo. Ma gli interventi di Mattei non si fermarono in Italia: egli infatti fece svariati contratti  con i paesi produttori di petrolio che garantivano non solo un maggiore guadagno per quei paesi, ma anche la fornitura di attrezzature, personale e conoscenze per lo sfruttamento autonomo del loro sottosuolo, diminuendo il vantaggio delle multinazionali che prima usavano questa mancanza di risorse come un vantaggio : ad esempio stabilivano con il paese produttore un guadagno del 50% ciascuno sui profitti.

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Pane e diossina

È il 1965 quando nasce a Taranto, in Puglia, il più grande polo siderurgico europeo, si chiama Italsider, nome con cui ancora adesso viene indicato anche se dal 1989 si chiamerà ILVA.

È il quarto stabilimento per la lavorazione dell’acciaio dopo, Cornigliano, Piombino e Bagnoli, un altro sarebbe stato costruito a Gioia Tauro ma la crisi dell’acciaio nel 1985 lo ha annullato.

Nel 1995 verrà rilevata dai fratelli Riva, per l’intervento nel 2002 della Magistratura e poi del Governo verrà commissariata e dal novembre 2018 proprietà di una società franco-cinese ArcelorMittal.

Sono gli anni della ripresa economica del Paese, il Sud ha bisogno di risolvere il divario industriale rispetto al Nord, l’emigrazione e lo spopolamento trovano soluzioni nell’industria di Stato.

Taranto rappresenta il sito ideale per l’acciaieria: è in pianura, ha un grande porto, anche se in mano alla Marina Militare, è già sede dell’Arsenale. Il sito viene individuato in prossimità del quartiere Tamburi, già zona 167 di edilizia popolare, vicino allo svincolo della Statale Appia e alla ferrovia, (l’uscita dell’autostrada A14 Bologna-Taranto sarà realizzata qualche anno dopo).

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Anidroide

“Anidroide” è il secondo romanzo scritto da Marco Bucci.

L’autore, nato a Roma, durante la sua adolescenza si è appassionato alle Scienze politiche, per poi conseguirne la laurea. Successivamente è entrato a far parte del Centro Sociale Spartaco, grazie al quale ha iniziato a denunciare alcune odierne problematiche, quali, per esempio, l’ambiente in cui viviamo.

La passione per la letteratura e la scrittura lo hanno portato a studiare e a conseguire la seconda laurea in lettere moderne.

In “Anidroide” compaiono le sue grandi passioni: l’impegno politico e sociale e la scrittura.

Marco ci racconta di come Carlo, il protagonista del suo libro, scopre che tutte le piante della città sono state portate nella Riserva per esser sostituite da copie in plastica. Un imprenditore senza scrupoli, De Crescenzi, infatti, è intenzionato a creare ossigeno artificiale per poi venderlo a caro prezzo ai suoi concittadini. Le piante, appreso il loro destino, non possono “più rimanere in silenzio”, divenendo le vere protagoniste del libro…

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E quando il petrolio finirà?

Negli ultimi anni l’Europa si è distinta per l’uso delle energie rinnovabili. Più concretamente, il consumo di energia pulita è salito dal 9% nel 2004 al 17% nel 2016. Tra i benefici offerti dalle energie rinnovabili figurano la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra ed una minore dipendenza dei mercati dai combustibili fossili, come petrolio e gas.

Oltre alle fonti di energia rinnovabili tradizionali (idroelettrica, eolica, solare e geotermica) è in forte sviluppo, soprattutto nei paesi del nord Europa, il processo che permette di trasformare i rifiuti in energia, attraverso gli impianti a biomassa. Essi sono una tipologia di centrali elettriche che utilizzano l’energia rinnovabile ricavata dalla biomassa, utilizzando principalmente il metodo della combustione. Per biomassa si intende qualsiasi materia organica compresi rifiuti urbani ed agricoli, ad esclusione di combustibili fossili e delle plastiche di origine petrolchimica. L’utilizzo di tali centrali comporta sia vantaggi che svantaggi.

Numerosi sono gli aspetti positivi che derivano dall’impiego di centrali a biomassa, come il non aumento di anidride carbonica nell’atmosfera (il carbonio contenuto nella biomassa fa già parte del ciclo naturale del carbonio); tali fonti sono inoltre ampiamente disponibili e si tratta di energie rinnovabili. Bisogna tenere conto però anche degli svantaggi come l’elevato costo di trasporto e manutenzione, la bassa densità energetica relativa rispetto ai combustibili fossili e soprattutto il rilascio di gas inquinanti nell’atmosfera. Tenendo conto di vantaggi e svantaggi, nonostante la strada verso l’ecosostenibilità sia ancora in salita, è possibile osservare come la ricerca stia muovendo passi avanti.

 

                                                                                                             Giovanna  Zappacosta, Elisa Stivaletta III C

Il Parco archeologico di Centocelle

Quando si parla del parco di Centocelle si fa riferimento a quei 126 ettari di terreno stretti tra la via Casilina, viale Togliatti, via Papiria, nel cuore del quadrante est della città, lì dove si crea un contrasto tra le bellezze che può offrire il parco ,con un bellissimo paesaggio verde arricchito da testimonianze archeologiche derivanti dall’antica Roma e i rifiuti lasciati sul suolo e nel terreno dalle macchine abbandonate e/o provenienti dagli sfasciacarrozze che costeggiano gran parte del parco.

La storia del parco di Centocelle è ormai completamente oscurata dal suo presente, rappresentata dall’immagine di una discarica abusiva. Massiccia è la presenza di metalli pesanti, superano il limite di legge e potrebbero costare la chiusura del parco da parte del comune di Roma. Tesi suffragata dalle analisi della Asl e della Regione Lazio che hanno confermato la drammatica situazione del suolo.

Ma tutto questo inquinamento da che cosa è dato?

Purtroppo ci sono molti fattori che contribuiscono , per il momento si possono solo fare delle ipotesi: potrebbe trattarsi di terreno già inquinato, portato sull’area per la realizzazione del parco dopo lo sgombero del Casilino ‘900; potrebbe essere colpa dell’ex canale Mussolini , ovvero un canale dove sono state depositate tonnellate di rifiuti tossici che nel gennaio 2017, per autocombustione, crearono nel parco un “effetto terra dei fuochi” .Ciò portò la sindaca Virginia Raggia a firmare il 10 febbraio un’ordinanza urgente con cui si disponeva la bonifica completa dell’intera area. Ma, dopo un anno e mezzo, il terreno è stato solo smosso e i rifiuti sono ancora lì per la gran parte.

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