Categoria: la nostra scuola

Berlino non dimentica

A cosa servono i memoriali di Berlino? Perché sono stati costruiti?

Questi memoriali sono la dimostrazione di quanto la Germania sia un Paese che invece di dimenticare tutto l’orrore che ha caratterizzato il periodo nazista, lo porti continuamente alla memoria con la speranza che non si ripeta mai più una cosa simile.

I memoriali alle vittime dell’olocausto sono tre: il memoriale agli omosessuali, ai sinti e ai rom e agli ebrei.

Per quanto riguarda gli omosessuali, le persecuzioni non finirono con la fine della dittatura nazista ma continuarono anche oltre la fine della seconda guerra mondiale; infatti dopo la divisione della Germania, in  est ed ovest, gli omosessuali continuarono ad essere perseguitati e uccisi fino al 1968 ad est e fino all’anno successivo ad ovest.

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Riflessioni sulla visita al Campo di concentramento di Auschwitz

La visita ha lasciato in noi delle sensazioni molto forti, ed ha suscitato delle riflessioni su alcuni aspetti principali.

Quello che noi crediamo fondamentale é il totale annullamento della dignità umana che si verificava all’interno dei campi. Chi entrava veniva privato di ogni diritto e si trovava a vivere in condizioni estreme.

La dignità veniva annullata già dal primo momento, quello della scelta, in seguito alla quale tanti, giudicati in pochi secondi, venivano mandati a morte per presunte incapacità fisiche.

Le condizioni di vita erano terribili: scarseggiava il cibo, gli spazi erano costantemente sovraffollati, si soffriva il freddo d’inverno e talvolta il caldo d’estate.

La situazione era dura per tutti ma ciò che più ci ha fatto pensare é ciò che dovevano sopportare donne e bambini.

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VISITARE QUEI LUOGHI

Vorrei focalizzarmi sull’importanza di andare a vedere dal vero un luogo come il campo di concentramento di Buchenwald.

Per noi è stata un’esperienza formativa e molto emozionante, dato che siamo stati nel luogo dove sono state uccise migliaia di vittime innocenti.

Certo, si potrebbe obiettare dicendo che sia la stessa cosa guardare film o documentari, visto che permettono di far rivivere l’esperienza che hanno passato i deportati, ma in realtà non è così. Andando a vedere di persona i campi di concentramento, ci si può calare nei panni dei prigionieri rendendosi conto delle vere condizioni in cui erano costretti a vivere. Infatti, quando ci siamo recati lì, sentivamo il vento penetrarci fin dentro le ossa, e questo nonostante i giubbotti, le sciarpe ed i guanti, mentre i prigionieri erano costretti ad indossare gli stessi vestiti durante tutto l’anno, indifferentemente se fosse estate o invero, il che è veramente impressionante! Ma questo semplice dettaglio non può essere percepito guardando un film, bisogna sperimentarlo sulla propria pelle.

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UN VIAGGIO ALLA SCOPERTA DI SE STESSI

Non è facile parlare delle emozioni e sensazioni che il campo di concentramento di Buchenwald ha suscitato. Avendo affrontato una serie di lezioni, visto diversi film e studiato più volte l’argomento, pensavamo tutti, ingenuamente, di essere pronti emotivamente ad affrontare questa esperienza, invece l’impatto emotivo è stato scioccante. Non appena scesi dall’autobus, il clima da gita scolastica è immediatamente svanito e l’atmosfera che si percepiva era decisamente diversa. Sbagliavamo a sentirci pronti, e questo discorso vale soprattutto per chi visitava un campo per la prima volta. Messo piede nel campo di Buchenwald, e visto con i nostri occhi quello che ormai è un immenso vuoto, la sensazione provata è stata quella di essere travolta da uno tsunami di emozioni: tristezza e pietà, ovviamente, che per alcuni di noi sono arrivate a portarci alle lacrime. Ma anche curiosità di capire perché è avvenuto tutto ciò, perché e come un uomo possa trattare un altro uomo come se la sua vita non contasse nulla. E poi l’angoscia, lo strazio e la pena, immaginando le sofferenze e le violenze subite dalle persone vittime di queste follie, proprio lì, nello stesso punto in cui ci trovavamo.

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JEDEM DAS SEINE (A ciascuno il suo)

Se dovessi descrivere la mia esperienza a Weimar con una sola parola, sarebbe “Sostanziosa”. Ogni giorno, qualcosa di nuovo veniva aggiunto alla mia coscienza, venivo travolto da nuove emozioni e mi si impiantavano nuove memorie.

Se dovessi descrivere la mia giornata al campo di concentramento di Buchenwald in una parola, sarebbe “Vuoto”. Lo stesso luogo che un tempo era sovraffollato con persone deumanizzate è ora un desolato deserto. Le uniche cose che sono ancora in piedi sono il recinto e un paio di palazzi.

Il terreno è ancora intriso di eterno dolore, che è facilmente percepibile solo camminandoci.

Questa esperienza mi ha mostrato un lato dell’umanità che non avevo mai pienamente compreso e che ora disprezzo più che mai.

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Paul Klee,Unterdrückte kinder 1930

15 Giugno 2018 ore 21.00

          Paul Klee,Unterdrückte kinder 1930

       TRE EPISODI  

                           Regia

Patrizia Camilli

Direttore della Piccola Orchestra Teresa Gullace

M◦ PAOLO DAMIANI

Con: Martina Bottoni, Maristella Cianchini, Daniele Corvari, Marco Cotugno, Francesco Ferracuti, Nicola Loffredo, Alfonso Maiorca,Giacomo Marone, Federico Molfetta, Beatrice Montacchiesi, Mariasole Nespoli, Eva Nizi,  Matteo Pepe,Valerio Pisanu,Valerio Tremarelli,Giulio Borrelli, Camilla Piselli, Nicole Vanni, Claudio Bonesi, Giorgio Civelli, Emanuele Contente, Sara Ferrigno,Vittorio Graziano, Iovieno Emanuele, Simone Manzottu, Giulia Masella, Martina Melelli,  Gaia Molfetta, Martina Nardone, Lorenzo Palma, Simona Scippa, Daniela Tanasiev,Tommaso Vecchioni.

Collaborazione tecnica: prof.ssa Laura De Fulgentiis

Luci, video a cura di P. Camilli

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