Categoria: storia

La memoria …. il ricordo… i nostri passi sulla terra bagnata di Dachau

      

     

Foto: Prof.ssa Patrizia Camilli

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STORIA DELLA MEMORIA POPOLARE (17 Aprile 1944) UNA PREMESSA NECESSARIA

Il termine tedesco “LAGER”, viene generalmente tradotto nella nostra lingua come
“campo di concentramento” e con questo generico significato, viene identificato tutto il sistema concentrazionario nazista e inteso unicamente da noi italiani come “campo di sterminio”.
Le deportazioni iniziarono durante il “Terzo Reich” a partire dall’8 settembre 1943.
La situazione fu aggravata dalla caduta del fascismo e dal repentino cambio di alleanze da parte del
“Regno d’Italia”causando la massiccia invasione tedesca del territorio italiano e la cattura degli appartenenti alle nostre “Forze Armate”, allo scopo di destinarli al lavoro “coatto” (forzato) nell’economia del Terzo Reich.
A questi prigionieri di guerra fu imposta la definizione di “Internati Italiani” (I.M.I.) e successivamente affiancati (tramite rastrellamenti casuali in Italia), tutti quei civili che venivano ritenuti necessari al lavoro coatto.
La vicenda del Quadraro deve essere pertanto inserita ( al di là delle motivazioni della resistenza attiva e passiva nella città di Roma) nel più ampio contesto di reperimento di “manodopera” nei territori occupati, indispensabile alla manutenzione e alla prosecuzione delle lavorazioni delle industrie tedesche.
I rastrellati del Quadraro trasferiti durante il Terzo Reich furono utilizzati per la produzione economica e industriale, ricevendo in tal modo “migliori” condizioni di trattamento per poi successivamente, dopo circa dodici mesi di detenzione, essere riportati alle loro famiglie.

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Viaggio nell’orrore: Dachau

16/03/2018.

Ci prepariamo a visitare l’ex campo di concentramento di Dachau.

Mentre ci spostiamo sul luogo, la guida comincia a spiegarci la storia che questo posto si porta dietro. La zona in cui sorge era, in origine, una ex fabbrica di polvere da sparo usata durante la prima guerra mondiale e che distava, allora, più di 3 km dal centro abitato. Cronologicamente, non è il primo campo in Germania, ma il terzo. Tuttavia, è ricordato come il più grande per importanza e modello su cui si basarono la costruzione e l’organizzazione di tutti gli altri campi successivi.

Per essere arruolati nelle SS, gli aspiranti dovevano avere caratteristiche specifiche: dovevano essere spietati, freddi, violenti, senza emozioni e sprovvisti di un qualsiasi senso di umanità.

Il campo venne ufficialmente aperto il 22 Marzo del 1933 da Heinrich Himmler. Inizialmente, era riservato esclusivamente alla deportazione di politici e di persone importanti scomode perché con idee che si discostavano da quelle naziste. In questo primo periodo, lo scopo era solo quello di rieducare i prigionieri al pensiero politico nazionalsocialista, anche attraverso corsi, libri, conferenze e discorsi radio. Ben presto le cose cambiarono. Nel 1935 si integrò anche con l’internamento di Rom, zingari, disabili, prostitute, testimoni di Geova e asociali (intese come persone senza lavoro, criminali recidivi, alcolisti, vagabondi, etc.). Dal 1938 cominciarono ad essere deportati anche gli ebrei.

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La Rosa Bianca: una voce di dissenso e di resistenza nella Germania nazista

Quando ci si addentra nella storia della Germania nazista che va dal 1932 fino al 1945 ci si chiede se vi furono persone capaci di opporsi al regime e se sì in quale modo.

Ebbene, grande rilievo assume l’azione della Rosa Bianca, in tedesco Weiße Rose, nome di un gruppo di studenti cristiani, costituitosi dal giugno 1942 e durato fino al febbraio 1943. Vennero arrestati, processati, e infine 38 furono incarcerati e 15 condannati a morte a causa della loro opposizione non violenta al regime nazista attraverso la produzione di sei volantini e la realizzazione di un’ottantina di scritte murali in varie città della Germania.

Il nome “Rosa Bianca” venne attribuito da Hans Scholl al gruppo, poco dopo che esso si formò, la sua origine non è ben chiara, si pensa che il nome volesse suggerire l’idea della purezza che il bianco, di norma, rappresenta e in riferimento alla Candida Rosa del Paradiso di Dante. Continua a leggere

LO SCOUTISMO: UNA VITA CLANDESTINA “Resistere un giorno in più del fascismo”

Gli scout sono gruppi di ragazzi che si ritrovano insieme ai loro educatori, ragazzi più grandi ed esperti, per crescere insieme con ideali di libertà, responsabilità e fratellanza, di rispetto per la natura e per le diverse caratteristiche della persona, per svolgere attività formative, secondo un metodo iniziato nel 1906 da Baden Powell e rielaborato per rispondere ai tempi. Nel difficile periodo che seguì la tragedia della prima guerra mondiale, in un paese sconvolto dalle migliaia di morti, dalla mancanza di lavoro e dai contrasti interni, si impose la dittatura del Partito Fascista: dopo la cosiddetta “marcia su Roma”, dilago`lo “squadrismo” senza alcuna reazione energica da parte del re che finì anche con l’affidare il governo del paese proprio a Mussolini.

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Due donne….due storie di violenza

Dal martirio alla santificazione: la Passione di santa Cristina.

L’agiografia cristiana nel suo universo letterario e devozionale presenta un’infinità di casi di martìri e violenze perpetuati su giovani donne. Una delle figure femminili sicuramente più commuoventi dell’universo folklorico e popolare fu Cristina di Bolsena conosciuta dai più come Santa Cristina da Tiro, una giovanetta che subì una tremenda condanna a morte preceduta da indicibili torture. Secondo gli agiografi più qualificati del mondo cattolico ortodosso, la sua vicenda umana viene collocata intorno al III-IV sec. d.C durante il Principato di Diocleziano, ma il racconto della Passione di Santa Cristina Vita et Passio Sanctae Christinae virginae et martyris- Alphanus Salernitanus- MIGNE PL 147 coll. 1269-1282 è datata intorno all’XI secolo e presenta al suo interno varianti d’autore (fonti del VI sec.) come attestano biografi e studiosi del tempo.

Della sua storia dolorosa l’agiografia tardo medioevale narra che a soli undici anni fu costretta dal padre Urbano, prefetto della città a subire un terribile internamento in una torre, perché accusata di aver abiurato la religione di stato per il cristianesimo. Dopo un lungo periodo di isolamento venne condotta in carcere dove subì flagellazione, la ruota infuocata ed infine la violenza carnale.

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“Se comprendere è possibile, conoscere è necessario”

shoaGli articoli 1 e 2 della legge n. 211 del 20 luglio 2000 definiscono così le finalità e le celebrazioni del Giorno della Memoria: «1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. 2. In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere».

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