Categoria: storia

Enrico Mattei: un benefattore per l’Italia e per i paesi produttori di petrolio

Nell’articolo riguardo le trivellazioni nell’Adriatico è stato accennata la relativamente recente innovazione del metano rispetto al  petrolio, che ha portato enormi benefici a livello ambientale: l’ideatore di questa rivoluzione è Enrico Mattei, il quale ha intuito il potenziale del metano e ha deciso di vendere quella grande parte di metano che produceva, tramite le trivellazioni, alle centrali elettriche italiane anziché bruciarlo. Il positivo effetto ambientale che è stato ricavato era però secondario per Mattei, più interessato ai benefici economici per l’Italia, tra cui la riduzione dei costi per la produzione dell’energia e una compravendita di materie prime all’interno dell’Italia e quindi basati sulla lira (evitando così lo scambio internazionale che era svantaggioso per l’evidente debolezza della valuta rispetto al dollaro) Gli obbiettivi di Mattei erano quello di creare un’indipendenza economica italiana e quello di eliminare il pregiudizio riguardo la pigrizia degli italiani. Per queste ragioni infatti l’intervento di Mattei era concentrato al sud dell’Italia: le regioni del nord avevano una predominanza economica e usavano quelle regioni per avere manodopera a basso costo e  vi era anche un’assenza di attrezzature e tecnologie adeguate per lo sfruttamento del sottosuolo. Ma gli interventi di Mattei non si fermarono in Italia: egli infatti fece svariati contratti  con i paesi produttori di petrolio che garantivano non solo un maggiore guadagno per quei paesi, ma anche la fornitura di attrezzature, personale e conoscenze per lo sfruttamento autonomo del loro sottosuolo, diminuendo il vantaggio delle multinazionali che prima usavano questa mancanza di risorse come un vantaggio : ad esempio stabilivano con il paese produttore un guadagno del 50% ciascuno sui profitti.

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La soluzione finale

Nella giornata del 20 gennaio del 1942, durante la conferenza di Wannsee, il capo delle ss Heinrich Himmler, propose la soluzione finale, un piano di sterminio totale della “razza ebraica”. Già  da prima vi era un forte antisemitismo, sviluppato in diverse fasi: inizialmente furono esclusi dalla vita pubblica e furono quasi costretti all’emigrazione dalla Germania, in seguito furono esclusi dalla vita lavorativa e infine, per via di una campagna antisemitica, cominciarono ad essere esclusi anche dalla vita sociale. Il primo atto di discriminazione ufficiale furono le leggi di Norimberga promulgate nel 15 settembre del 1935, leggi che cercavano di discriminare scientificamente la “razza ebraica”  basata sulla religione e sulla quantità di nonni ebrei. Il secondo grande evento antisemita avvenne nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 quando le ss, che agivano in borghese, realizzarono un pogrom (atto di violenza popolare contro le persone di religione ebraica) in tutta la nazione uccidendo circa 400 persone. Questo evento è chiamato” La notte dei cristalli” per via del fatto che sono state rotte tutte le finestre dei negozi ebraici.

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IL VIAGGIO DELLA ST.LOUIS NON E’ MAI FINITO

Il 13 Maggio 1939 una nave da crociera tedesca, la St.Louis, salpa da Amburgo verso l’Avana, Cuba.

Il capitano è Gustav Schroeder, che tenta con tutto se stesso di salvare i 937 passeggeri, ebrei messi in fuga dalle persecuzioni messe in atto dal Terzo Reich nei loro confronti. Ma, dopo due settimane di viaggio, viene concesso lo sbarco solo a 28 di loro.

Il presidente cubano Laredo Bru’ non vuole fomentare i tanti focolai xenofobi e antisemiti che si erano formati anche lì contro gli “ebrei comunisti”, sebbene la sua scusa ufficiale è quella dei visti scaduti. In realtà le 937 persone a bordo del transatlantico sanno fin dall’inizio cosa li aspetti oltreoceano, ma tutto è meglio che rimanere in Germania.

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Berlino non dimentica

A cosa servono i memoriali di Berlino? Perché sono stati costruiti?

Questi memoriali sono la dimostrazione di quanto la Germania sia un Paese che invece di dimenticare tutto l’orrore che ha caratterizzato il periodo nazista, lo porti continuamente alla memoria con la speranza che non si ripeta mai più una cosa simile.

I memoriali alle vittime dell’olocausto sono tre: il memoriale agli omosessuali, ai sinti e ai rom e agli ebrei.

Per quanto riguarda gli omosessuali, le persecuzioni non finirono con la fine della dittatura nazista ma continuarono anche oltre la fine della seconda guerra mondiale; infatti dopo la divisione della Germania, in  est ed ovest, gli omosessuali continuarono ad essere perseguitati e uccisi fino al 1968 ad est e fino all’anno successivo ad ovest.

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Riflessioni sulla visita al Campo di concentramento di Auschwitz

La visita ha lasciato in noi delle sensazioni molto forti, ed ha suscitato delle riflessioni su alcuni aspetti principali.

Quello che noi crediamo fondamentale é il totale annullamento della dignità umana che si verificava all’interno dei campi. Chi entrava veniva privato di ogni diritto e si trovava a vivere in condizioni estreme.

La dignità veniva annullata già dal primo momento, quello della scelta, in seguito alla quale tanti, giudicati in pochi secondi, venivano mandati a morte per presunte incapacità fisiche.

Le condizioni di vita erano terribili: scarseggiava il cibo, gli spazi erano costantemente sovraffollati, si soffriva il freddo d’inverno e talvolta il caldo d’estate.

La situazione era dura per tutti ma ciò che più ci ha fatto pensare é ciò che dovevano sopportare donne e bambini.

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VISITARE QUEI LUOGHI

Vorrei focalizzarmi sull’importanza di andare a vedere dal vero un luogo come il campo di concentramento di Buchenwald.

Per noi è stata un’esperienza formativa e molto emozionante, dato che siamo stati nel luogo dove sono state uccise migliaia di vittime innocenti.

Certo, si potrebbe obiettare dicendo che sia la stessa cosa guardare film o documentari, visto che permettono di far rivivere l’esperienza che hanno passato i deportati, ma in realtà non è così. Andando a vedere di persona i campi di concentramento, ci si può calare nei panni dei prigionieri rendendosi conto delle vere condizioni in cui erano costretti a vivere. Infatti, quando ci siamo recati lì, sentivamo il vento penetrarci fin dentro le ossa, e questo nonostante i giubbotti, le sciarpe ed i guanti, mentre i prigionieri erano costretti ad indossare gli stessi vestiti durante tutto l’anno, indifferentemente se fosse estate o invero, il che è veramente impressionante! Ma questo semplice dettaglio non può essere percepito guardando un film, bisogna sperimentarlo sulla propria pelle.

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UN VIAGGIO ALLA SCOPERTA DI SE STESSI

Non è facile parlare delle emozioni e sensazioni che il campo di concentramento di Buchenwald ha suscitato. Avendo affrontato una serie di lezioni, visto diversi film e studiato più volte l’argomento, pensavamo tutti, ingenuamente, di essere pronti emotivamente ad affrontare questa esperienza, invece l’impatto emotivo è stato scioccante. Non appena scesi dall’autobus, il clima da gita scolastica è immediatamente svanito e l’atmosfera che si percepiva era decisamente diversa. Sbagliavamo a sentirci pronti, e questo discorso vale soprattutto per chi visitava un campo per la prima volta. Messo piede nel campo di Buchenwald, e visto con i nostri occhi quello che ormai è un immenso vuoto, la sensazione provata è stata quella di essere travolta da uno tsunami di emozioni: tristezza e pietà, ovviamente, che per alcuni di noi sono arrivate a portarci alle lacrime. Ma anche curiosità di capire perché è avvenuto tutto ciò, perché e come un uomo possa trattare un altro uomo come se la sua vita non contasse nulla. E poi l’angoscia, lo strazio e la pena, immaginando le sofferenze e le violenze subite dalle persone vittime di queste follie, proprio lì, nello stesso punto in cui ci trovavamo.

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