Categoria: filosofia

UN LABORATORIO DI FILOSOFIA AL GULLACE

Che cos’è, o che cosa vorrebbe essere, un laboratorio di filosofia?

Innanzitutto un luogo da dedicare alla riflessione e al pensiero in un modo “disinteressato”, ovvero non legato alla valutazione, al voto, al profitto, ma solo orientato alla conoscenza di sé e del mondo attraverso le parole e i concetti della filosofia.

Dove provare a sviluppare l’attitudine a ragionare criticamente sulle grandi questioni di senso e di valore.

Dove trovare un’occasione di dialogo e di confronto in cui dare libera espressione ai propri dubbi.

Dove cercare di affrontare la responsabilità di pensare in proprio, di usare autonomamente la propria intelligenza, di organizzare con pertinenza e coerenza le proprie idee, di esprimerle con efficacia attraverso la scrittura. La scrittura come strumento di chiarificazione di sé, di ciò che si apprende a scuola, di consapevolezza della propria visione del mondo o del proprio tentativo di comprenderlo e darvi senso.

Dove, infine, cercare di elaborare una visione unitaria della cultura, in costante dialogo e contatto con tutte le discipline studiate a scuola (e non solo), come è nella natura stessa della filosofia.

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I PARADOSSI DI MARCUSE. UNA CRITICA CONTEMPORANEA.

Prenderò in esame in questo articolo alcuni rilievi sollevati da uno studioso e ricercatore italiano, Marco Solinas, nei confronti del pensiero di Marcuse, in un suo scritto recente: Sui paradossi della critica esterna. Marcuse, i bisogni indotti e i desideri di massa.

In particolare, Solinas prende dapprima in esame la critica del filosofo ai bisogni indotti dall’apparato tecnologico “totalitario”, e in secondo luogo la presunta prosperità (o “pacificazione”) di cui godrebbero le masse lavoratrici dell’occidente, condizione che ne avrebbe neutralizzato il potenziale di cambiamento.

I.

  • La critica di Marcuse ai “falsi bisogni” indotti dalla società industriale avanzata per perpetuare una condizione di dominio e di repressione investe anche il soddisfacimento di bisogni avvertiti come piacevoli, e quindi sentiti dalle masse come fonte di felicità. I bisogni prodotti dalla società dei consumi (il “bisogno” di acquistare nuove merci), in quanto tendono a perpetuare tale forma di organizzazione sociale vengono da lui considerati come “falsi”, indipendentemente dal grado di soddisfazione che ne deriva.

Si viene pertanto a creare una dicotomia tra il filosofo e le masse: egli assume un punto di vista “esterno”, che saprebbe identificare i loro veri bisogni, finendo per adottare un atteggiamento paternalistico (solo il filosofo sa qual è il vero bene degli individui, che essi dovrebbero perseguire loro malgrado).

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MARCUSE: LA FILOSOFIA DEI NOSTRI GIORNI

Con “Eros e Civiltà” ed “L’Uomo ad una dimensione” Herbert Marcuse fuse la filosofia con la sociologia, portando avanti un pensiero finalizzato a ridiscutere il rapporto tra individuo e società e a sottolineare come quest’ultimo influisca anche sulla coscienza che l’individuo ha di sé stesso. Queste sue teorie furono prese successivamente come punto di riferimento per i moti studenteschi del 1968. Nonostante la lontananza nel tempo, le idee di Marcuse sulla società risultano tutt’ora molto attuali, adattandosi perfettamente anche ai cambiamenti più radicali che sono avvenuti negli ultimi anni e che il filosofo di origini tedesche non avrebbe mai potuto prevedere.

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SOCRATE O KANT?

Andando ad analizzare le dottrine etiche di Socrate e Kant, è possibile riscontrare un punto in comune tra le due concezione filosofiche: la morale di entrambi si fonda su un ‘’dualismo’’, che i due, però, declinano ed interpretano in modo drasticamente differente.

In Kant troviamo un rapporto conflittuale tra la ragione e gli istinti egoistici che porta il filosofo a definire l’uomo come ‘’creatura a metà tra santità e l’essere bestia’’.

In Socrate tale rapporto assume i caratteri di un dialogo con il proprio ‘’io interiore’’ che diventa il garante dell’attività morale.

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Strumentalismo e realismo

Dopo aver avuto un riscontro oggettivo delle sue teorie, Galilei si trovò a dover rispondere di ciò alla Sacra Inquisizione, rappresentata dalla figura del Cardinale Bellarmino.

Galilei abbatté ufficialmente il sistema Aristotelico-Tolemaico, fino ad allora ritenuto un modello che rappresentava nel modo più veritiero possibile la realtà; così facendo, lo scienziato pisano aveva abolito la distinzione tra cielo e terra. Grazie ai suoi studi e alla sua attenta osservazione degli astri era, infatti, giunto a dimostrare che la luna e, di conseguenza, tutto il “cielo”, come la realtà che ci circonda, è soggetta al mutamento. Ciò scatenò, ovviamente, il dissenso della chiesa che, attraverso la figura di Bellarmino, aveva attribuito ed imposto alla tesi Copernicana, confermata da Galilei, un carattere puramente strumentale: al modello eliocentrico veniva riconosciuta unicamente la valenza di strumento matematico capace di effettuare calcoli migliori rispetto al precedente modello astronomico, ma, allo stesso tempo, gli veniva negato qualsiasi carattere di descrizione della realtà.

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