Categoria: interviste

Anche il Piaget lotta per le donne

La redazione dell’Urlo di Teresa il 31 ottobre 2017 ha deciso che il tema principe per questo numero sarà la condizione femminile. Si partirà da una serie di interviste mirate con i rappresentanti delle altre scuole superiori della zona Don Bosco come l’Argan e il Piaget per intraprendere con loro un confronto e un dialogo riguardo questo tema e al suo sviluppo.

La figura della donna, in particolar modo nella letteratura, è stata esaltata con il passare del tempo, soprattutto per il suo animo puro e angelico come nel Dolce Stil Novo. Ma non manca di certo anche chi abbia riconosciuto la tenacia e l’importanza della donna e lottato contro quegli uomini stolti che hanno usato loro violenza, un esempio ci viene dato con una poesia di William Shakespeare che scrisse:

 Per tutte le violenze consumate su di lei,
per tutte le umiliazioni che ha subito,
per il suo corpo che avete sfruttato,
per la sua intelligenza che avete calpestato,
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,
per la libertà che le avete negato,
per la bocca che le avete tappato,
per le sue ali che avete tarpato,
per tutto questo:
in piedi, signori, davanti ad una Donna!”
 

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Tutti a scuola al CPIA! Conosciamo e apprezziamo culture diverse

Lo scorso 3 aprile noi dell’Urlo di Teresa ci siamo recati al CPIA (Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti) di Torpignattara per entrare, anche se per poco, nella quotidianità di alcuni immigrati che cercano di inserirsi nel miglior modo possibile nella nostra società, nonostante le difficoltà.

Il CPIA è una struttura del Ministero dell’Istruzione che realizza un’offerta formativa per adulti e giovani che non sono in possesso del titolo di studio conclusivo del primo ciclo di istruzione o che non hanno assolto l’obbligo di istruzione. Ci sono più tipologie di corsi: i percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana e i percorsi di primo e secondo livello.

Abbiamo avuto la possibilità, durante la nostra visita, di parlare con gli studenti del corso, giovani immigrati provenienti per lo più dal Bangladesh ma anche dall’India, dall’Egitto e dalla Croazia, che, seppur nella maggior parte dei casi avessero frequentato l’università e quindi fossero già in possesso di un titolo di studio, si sono ritrovati, una volta arrivati in Italia, a ricominciare da zero imparando l’italiano.

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I ragazzi di famiglia extraeuropea e il loro rapporto con la cittadinanza italiana non riconosciuta

L’immigrazione sembra un concetto lontano da noi, quasi astratto perché comunemente menzionato dalle notizie date in televisione, da internet o dalle immagini che catturiamo quando ci muoviamo per strada. Ma non è cosi, anche nel nostro stesso ambiente scolastico possiamo vedere ragazzi che sono considerati immigrati dallo Stato Italianononostante siano nati in Italia. Così ho intervistato due ragazzi del nostro liceo: Ossama del 4C e Yasmin del 3C che mi hanno presentato e descritto le lo loro condizioni.

  1. In quale Paese è nato/a?

Ossama: Sono nato in Italia qui a Roma.

Yasmin: Sono nata in Italia qui a Roma.

  1. I vostri genitori dove sono nati?

Ossama: Entrambi i miei genitori sono nati in Marocco.

Yasmin: Mia madre è polacca, mentre mio padre è egiziano.

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L’Italia è anche il mio Paese

All’interno di tutte le scuole italiane vi sono ormai dei ragazzi stranieri, immigrati di prima e seconda generazione che vivono esperienze diverse cercando di inserirsi nel miglior modo possibile. Accettano il nuovo stile di vita, accogliendo ciò che c’è di nuovo senza però abbandonare il ricordo del proprio paese d’origine, delle proprie radici.

Noi dell’Urlo di Teresa abbiamo intervistato alcuni ragazzi stranieri del nostro liceo che ci hanno raccontato la loro storia, il modo in cui hanno affrontato il cambiamento che forse più di tutti ha influenzato la loro vita.

<<Qual è il tuo paese d’origine, da quanto tempo lo hai lasciato e quali sono state le motivazioni che hanno spinto te e la tua famiglia a prendere questa decisione?>>

Ruslana: “Io vengo dall’ Ucraina, in particolare dalla città di Truskavets, e mi sono trasferita qui all’età di otto anni. Ricordo benissimo la data: era il 24 Dicembre del 2007, la vigilia di Natale.”

Alex: “Io sono nato a Dauala, una città del Camerun, ma vivo qui in Italia da quando avevo sette anni. La scelta è stata fatta dalla mia famiglia, per garantirmi un futuro migliore.”

Alessandra: “Io sono invece di origine rumena e sono arrivata in Italia all’età di sette anni e mezzo per una decisione di mia madre dovuta a tanti motivi, anche economici.”

<<Se potessi tornare indietro, rifaresti la stessa scelta che a suo tempo qualcun’ altro fece per te? Cosa hai lasciato di importante nel tuo paese d’origine?>>

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Intervista all’interno della nostra scuola

L’argomento più importante analizzato nell’ultimo periodo riguarda l’immigrazione nel nostro Paese e tutte le conseguenze che esse comporta. Ci è sembrato opportuno analizzare questi temi non solo basandoci su informazioni provenienti dall’esterno della nostra scuola, ma ricercarne anche alcune provenienti dai nostri alunni. Infatti nelle scuole italiane il numero di ragazzi, e/o ragazze, immigrati o figli di immigrati è in continua crescita, e il nostro istituto non fa eccezione! Un ragazzo della mia classe si è reso disponibile e ha risposto alle domande che gli sono state poste.

Intervistatore: Da quanto tempo i tuoi genitori si sono trasferiti in Italia?

Gioele: Da circa 20 anni durante il flusso migratorio degli anni novanta.

Intervistatore: Quali sono stati i motivi che li hanno spinti a trasferirsi nel nostro Paese?

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Intervista a Maurizio Perna, Presidente del Golf Club Archi di Claudio

golfJose Guerra: Da quanto esiste questo circolo di golf e chi ha avuto l’idea di crearlo?

Maurizio Perna: Il circolo esiste dal 2003. Prima esistevano un paio di buche e si chiamava Appio Claudio. Una ventina di soci hanno avuto l’idea di ampliarlo. Così dopo qualche anno abbiamo modificato il contratto d’affitto del terreno con il Principe Gaetani. Infatti il parco non è suolo pubblico ma è di proprietà dei Gaetani che ci hanno dato in concessione un altro pezzo del parco cosi da creare le definitive 9 buche. Quindi si partì da circa 27 soci per aumentare ogni anno, fino agli odierni 500 soci.

J.G.: Il golf è uno sport costoso? E quanto si ricava da questa attività?

M.P.: Abbiamo provato che il golf non è uno sport costoso: la prima quota associativa era di 300 euro l’anno e oggi non supera i 650. Il golf è inoltre occasione di lavoro, infatti abbiamo sette persone stipendiate regolarmente, più quattro persone al bar-ristorante, tre maestri e altri collaboratori. Abbiamo cosi formato una piccola azienda.

J.G.: Per quanto riguarda le regole, dopo quanto un principiante può cominciare a giocare?

M.P.: Il golf è uno sport complesso sia per il gioco sia per le regole. Per i ragazzi è un compito più semplice. Più o meno dopo un anno il gioco diventa più pratico e si può andare in campo con una certa sicurezza.

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