I PARADOSSI DI MARCUSE. UNA CRITICA CONTEMPORANEA.

Prenderò in esame in questo articolo alcuni rilievi sollevati da uno studioso e ricercatore italiano, Marco Solinas, nei confronti del pensiero di Marcuse, in un suo scritto recente: Sui paradossi della critica esterna. Marcuse, i bisogni indotti e i desideri di massa.

In particolare, Solinas prende dapprima in esame la critica del filosofo ai bisogni indotti dall’apparato tecnologico “totalitario”, e in secondo luogo la presunta prosperità (o “pacificazione”) di cui godrebbero le masse lavoratrici dell’occidente, condizione che ne avrebbe neutralizzato il potenziale di cambiamento.

I.

  • La critica di Marcuse ai “falsi bisogni” indotti dalla società industriale avanzata per perpetuare una condizione di dominio e di repressione investe anche il soddisfacimento di bisogni avvertiti come piacevoli, e quindi sentiti dalle masse come fonte di felicità. I bisogni prodotti dalla società dei consumi (il “bisogno” di acquistare nuove merci), in quanto tendono a perpetuare tale forma di organizzazione sociale vengono da lui considerati come “falsi”, indipendentemente dal grado di soddisfazione che ne deriva.

Si viene pertanto a creare una dicotomia tra il filosofo e le masse: egli assume un punto di vista “esterno”, che saprebbe identificare i loro veri bisogni, finendo per adottare un atteggiamento paternalistico (solo il filosofo sa qual è il vero bene degli individui, che essi dovrebbero perseguire loro malgrado).

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STORIA DELLA MEMORIA POPOLARE (17 Aprile 1944) UNA PREMESSA NECESSARIA

Il termine tedesco “LAGER”, viene generalmente tradotto nella nostra lingua come
“campo di concentramento” e con questo generico significato, viene identificato tutto il sistema concentrazionario nazista e inteso unicamente da noi italiani come “campo di sterminio”.
Le deportazioni iniziarono durante il “Terzo Reich” a partire dall’8 settembre 1943.
La situazione fu aggravata dalla caduta del fascismo e dal repentino cambio di alleanze da parte del
“Regno d’Italia”causando la massiccia invasione tedesca del territorio italiano e la cattura degli appartenenti alle nostre “Forze Armate”, allo scopo di destinarli al lavoro “coatto” (forzato) nell’economia del Terzo Reich.
A questi prigionieri di guerra fu imposta la definizione di “Internati Italiani” (I.M.I.) e successivamente affiancati (tramite rastrellamenti casuali in Italia), tutti quei civili che venivano ritenuti necessari al lavoro coatto.
La vicenda del Quadraro deve essere pertanto inserita ( al di là delle motivazioni della resistenza attiva e passiva nella città di Roma) nel più ampio contesto di reperimento di “manodopera” nei territori occupati, indispensabile alla manutenzione e alla prosecuzione delle lavorazioni delle industrie tedesche.
I rastrellati del Quadraro trasferiti durante il Terzo Reich furono utilizzati per la produzione economica e industriale, ricevendo in tal modo “migliori” condizioni di trattamento per poi successivamente, dopo circa dodici mesi di detenzione, essere riportati alle loro famiglie.

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Viaggio nell’orrore: Dachau

16/03/2018.

Ci prepariamo a visitare l’ex campo di concentramento di Dachau.

Mentre ci spostiamo sul luogo, la guida comincia a spiegarci la storia che questo posto si porta dietro. La zona in cui sorge era, in origine, una ex fabbrica di polvere da sparo usata durante la prima guerra mondiale e che distava, allora, più di 3 km dal centro abitato. Cronologicamente, non è il primo campo in Germania, ma il terzo. Tuttavia, è ricordato come il più grande per importanza e modello su cui si basarono la costruzione e l’organizzazione di tutti gli altri campi successivi.

Per essere arruolati nelle SS, gli aspiranti dovevano avere caratteristiche specifiche: dovevano essere spietati, freddi, violenti, senza emozioni e sprovvisti di un qualsiasi senso di umanità.

Il campo venne ufficialmente aperto il 22 Marzo del 1933 da Heinrich Himmler. Inizialmente, era riservato esclusivamente alla deportazione di politici e di persone importanti scomode perché con idee che si discostavano da quelle naziste. In questo primo periodo, lo scopo era solo quello di rieducare i prigionieri al pensiero politico nazionalsocialista, anche attraverso corsi, libri, conferenze e discorsi radio. Ben presto le cose cambiarono. Nel 1935 si integrò anche con l’internamento di Rom, zingari, disabili, prostitute, testimoni di Geova e asociali (intese come persone senza lavoro, criminali recidivi, alcolisti, vagabondi, etc.). Dal 1938 cominciarono ad essere deportati anche gli ebrei.

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La Rosa Bianca: una voce di dissenso e di resistenza nella Germania nazista

Quando ci si addentra nella storia della Germania nazista che va dal 1932 fino al 1945 ci si chiede se vi furono persone capaci di opporsi al regime e se sì in quale modo.

Ebbene, grande rilievo assume l’azione della Rosa Bianca, in tedesco Weiße Rose, nome di un gruppo di studenti cristiani, costituitosi dal giugno 1942 e durato fino al febbraio 1943. Vennero arrestati, processati, e infine 38 furono incarcerati e 15 condannati a morte a causa della loro opposizione non violenta al regime nazista attraverso la produzione di sei volantini e la realizzazione di un’ottantina di scritte murali in varie città della Germania.

Il nome “Rosa Bianca” venne attribuito da Hans Scholl al gruppo, poco dopo che esso si formò, la sua origine non è ben chiara, si pensa che il nome volesse suggerire l’idea della purezza che il bianco, di norma, rappresenta e in riferimento alla Candida Rosa del Paradiso di Dante. Continua a leggere

MARCUSE: LA FILOSOFIA DEI NOSTRI GIORNI

Con “Eros e Civiltà” ed “L’Uomo ad una dimensione” Herbert Marcuse fuse la filosofia con la sociologia, portando avanti un pensiero finalizzato a ridiscutere il rapporto tra individuo e società e a sottolineare come quest’ultimo influisca anche sulla coscienza che l’individuo ha di sé stesso. Queste sue teorie furono prese successivamente come punto di riferimento per i moti studenteschi del 1968. Nonostante la lontananza nel tempo, le idee di Marcuse sulla società risultano tutt’ora molto attuali, adattandosi perfettamente anche ai cambiamenti più radicali che sono avvenuti negli ultimi anni e che il filosofo di origini tedesche non avrebbe mai potuto prevedere.

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SOCRATE O KANT?

Andando ad analizzare le dottrine etiche di Socrate e Kant, è possibile riscontrare un punto in comune tra le due concezione filosofiche: la morale di entrambi si fonda su un ‘’dualismo’’, che i due, però, declinano ed interpretano in modo drasticamente differente.

In Kant troviamo un rapporto conflittuale tra la ragione e gli istinti egoistici che porta il filosofo a definire l’uomo come ‘’creatura a metà tra santità e l’essere bestia’’.

In Socrate tale rapporto assume i caratteri di un dialogo con il proprio ‘’io interiore’’ che diventa il garante dell’attività morale.

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Strumentalismo e realismo

Dopo aver avuto un riscontro oggettivo delle sue teorie, Galilei si trovò a dover rispondere di ciò alla Sacra Inquisizione, rappresentata dalla figura del Cardinale Bellarmino.

Galilei abbatté ufficialmente il sistema Aristotelico-Tolemaico, fino ad allora ritenuto un modello che rappresentava nel modo più veritiero possibile la realtà; così facendo, lo scienziato pisano aveva abolito la distinzione tra cielo e terra. Grazie ai suoi studi e alla sua attenta osservazione degli astri era, infatti, giunto a dimostrare che la luna e, di conseguenza, tutto il “cielo”, come la realtà che ci circonda, è soggetta al mutamento. Ciò scatenò, ovviamente, il dissenso della chiesa che, attraverso la figura di Bellarmino, aveva attribuito ed imposto alla tesi Copernicana, confermata da Galilei, un carattere puramente strumentale: al modello eliocentrico veniva riconosciuta unicamente la valenza di strumento matematico capace di effettuare calcoli migliori rispetto al precedente modello astronomico, ma, allo stesso tempo, gli veniva negato qualsiasi carattere di descrizione della realtà.

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